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martedì 7 ottobre 2014

il nuovo disegno di Genova

Venticinque anni fa, in cerca di una grande firma per rilanciare una città messa in ginocchio dalla crisi dell’acciaio e dell’industria pesante, Genova si rivolse al suo grande architetto,Renzo Piano, chiedendogli di ridisegnare parte delle sue banchine storiche.  La scelta cadde sul vecchio porto, appunto, ormai inservibile perché le navi erano diventate troppo grandi per entrarci. Così furono abbattuti i cancelli che separavano lo scalo dalla città, nei Magazzini del Cotone trovarono spazio cinema e ristoranti, i silos delle spezie divennero librerie e uffici, fu realizzato il Bigo. Volto, appeal e in parte vocazione,in virtù di quella scelta,cambiarono radicalmente.
Ora Genova, dopo molti scontri tra politici, associazioni e imprenditori, dopo liti e progetti abortiti e, soprattutto, con un portafogli molto più vuoto di una volta, ci riprova. L’obiettivo questa volta è restituire l’affaccio al mare di un’altra parte della città, quella ottocentesca che si estende a Levante del Centro storico, dal Porto Antico fino alla Foce del Bisagno.L’architetto diventato nel frattempo senatore a vita ha presentato la sua nuova visione  a Palazzo San Giorgio , sede dell’Autorità portuale, convinto che possa diventare realtà in step successivi: primi lavori entro il 2020, altri dieci anni per portare a casa quello che potrebbe davvero diventare una sorta di “Expò 2”. Costo indicativo: tra i 120 e i 140 milioni di euro, finanziamenti in gran parte da reperire catalizzando interessi privati di natura commerciale o legati a diversi settori della nautica. 
Più mare, meno cemento. Il motto proposto è «più che costruire, toglieremo». E infatti il centro di tutto sono, soprattutto, le demolizioni. Fonti di ispirazione: Oslo e Atene (Falero), dove lo studio di Piano sta lavorando a soluzioni simili, «più economiche perché gli scavi sono poco dispendiosi, e rischi di incappare in reperti archeologici non ce ne sono». Anche a Genova non ci saranno volumi in più, ma soltanto spazi ricavati laddove c’era il cemento, e piccoli edifici che recupereranno, nelle volumetrie, quelli destinati all’abbattimento. I 48 mila metri quadri dell’edificio ex Nira, per esempio, faranno spazio a un nuovo spazio acqueo, un “pezzo” del nuovo canale che collegherà l’area turistica dei Magazzini del Cotone con ciò che resta dei padiglioni fieristici. Sì, perché oltre all’ex sede delle divisione nucleare dell’Ansaldo (piena di amianto e reduce da una serie di gare d’appalto andate a vuoto), ad essere abbattuto sarà anche il grande capannone delle fiere campionarie, noto agli addetti ai lavori come padiglione “C”.
Rimarranno regolarmente in funzione l’edificio progettato da un’altra grande firma, Jean Nouvel, e quello più piccolo oggi occupato dall’Università di Genova. Il canale che nascerà dall’eliminazione di alcuni tombamenti sarà profondo 6 metri e largo tra i 20 e gli 80 metri a seconda del punto, abbastanza per essere navigabile. «Far scorrere l’acqua laddove era un tempo», per dirla alla Piano, significherà trasformare la piastra dei padiglioni fieristici e quella delle riparazioni navali in due sorte di “isole”, collegate alla città con una serie di ponti (il “blue print” ne contempla quattro). Nuove banchine e posti barca si estenderanno per complessivi 5 chilometri, 3 saranno quelli della lunga passeggiata pedonale che collegherà la Foce al Porto Antico.
Troverà spazio sulla diga a protezione delle darsene della Fiera la nuov Torre Piloti. Sarà alta 70 metri, solo sei in meno della Lanterna, ed è stata disegnata immaginando una figura umana con la mano a protezione degli occhi, come nel più classico gesto della vedetta. «Sarà come un uomo che fa il saluto militare - ha detto l’architetto Piano - un saluto rivolto ai genovesi in arrivo dal mare».

martedì 24 dicembre 2013

Università a Genova

La tanto paventata “fuga dei cervelli”, a Genova, scatta subito dopo il liceo e ha già assunto dimensioni da record. Oltre 7 mila studenti, ogni anno, snobbano le facoltà genovesi (che oggi si chiamano scuole e dipartimenti) preferendo gli Atenei di fuori regione. Pisa, Pavia, Torino, Parma, Milano sono, nell’ordine, le mete universitarie più gettonate. Una fuga in massa - non solo limitata alle “matricole” - che ha messo da tempo in allarme i vertici dell’Università di via Balbi, decisi a correre rapidamente ai ripari. Primo atto: una ricerca, co-finanziata dalla Regione ed eseguita dal Dipartimento di scienze della formazione, per capire ragioni e dinamiche dell’emorragia di iscrizioni. E adottare, in prospettiva, le adeguatecontromisure.
«Ci può essere un problema di qualità dell’offerta, che dobbiamo assolutamente risolvere», ammette il rettore Giacomo Deferrari. «Ma le ragioni sono anche altre», si affretta a precisare il rettore: «Ad andare via sono soprattutto gli spezzini (oltre 3.500 all’anno, in gran parte diretti in Toscana, ndr): lì giocano sicuramente anche le difficoltà del trasporto. In treno si fa prima ad andare a Pisa che a Genova».
Preoccupazione più che comprensibile quella che De Ferrari condivide con il resto del Senato accademico. Basta dare un’occhiata ai numeri: nell’anno accademico 2011-2012 gli iscritti alle facoltà fuori Regione sono stati, in totale, 7.576. A questi giovani che, per ragioni diverse (sulle quali hanno cominciato a indagare i ricercatori del Disfor, il Dipartimento di scienze della formazione, attraverso interviste telefoniche), vanno aggiunti altri 1.058 studenti che, invece, sono stati “costretti” a emigrare avendo scelto corsi di laurea non presenti a Genova e in Liguria. È il caso di Agraria (a Torino la sede più vicina) il cui appeal è in grande crescita anche sotto la Lanterna.
In totale, quindi, lo scorso anno sono stati 8.634 gli universitari liguri “fuggiti” lontano da casa per costruirsi un futuro. Pur limitando - come farà il Disfor - l’attenzione su quei 7.576 che hanno snobbato le facoltà locali, si tratta di una cifra comunque da brividi: oltre il 22 per cento del totale degli iscritti all’Ateneo genovese, che - sempre l’anno scorso - sono stati34.209.
A parziale conforto c’è il dato inverso: quello degli studenti provenienti da fuori Regione. Nell’anno accademico 2011-2012 sono stati 5.386, oltre duemila in meno rispetto a quelli che se ne vanno. I meno “fedeli” - come detto - sono gli spezzini: ben 3.912 quelli andati fuori Liguria nell’anno accademico 2009-2010, un po’ meno nei due anni successivi. Comunque, mediamente, “emigra” dalla Spezia verso le università delle regioni confinanti addirittura il 30 per cento della popolazione tra i 19 e i 25 anni.
A Genova solo il 4% (la percentuale più passa a livello regionale) di giovani della stessa fascia d’età, ma i numeri assoluti degli studenti in fuga sono comunque preoccupanti: oltre le duemila unità all’anno. Dopo la Spezia e Imperia, e prima di Genova, il fenomeno colpisce Savona: 1330 studenti iscritti, nel 2011-2012, agli Atenei “esterni”, circa l’8 per cento dei savonesi di età compresa tra 19 e 25 anni.